Per info e adesioni: virgomaterdea@gmail.com o 320 1171772
in partenza Domenica 22 Febbraio - ONLINE
Domenica 22 marzo h.17,00 - 19,30
Percorso Sante, Madonne e Femmine Sacre - Sant’Agata e la rinascita
Sabato 28 e Domenica 29 Marzo - Terni
Secondo Diodoro Siculo, le dee Artemide e Atena, avendo scelto la Parthenia (la libertà dai vincoli del matrimonio) come Kore, andarono a vivere con lei in Sicilia, ‘raccogliendo fiori e tessendo un peplo per il padre Zeus’ (ovvero praticando le arti sacre dell’alchimia erboristica e della tessitura); vivendo in stretta intimità e grande accordo, le tre divinità finirono per legarsi all’isola, tanto che gli dèi decisero di donare a ognuna di esse una parte della Sicilia. Ad Atena fu concessa la zona di Himera; qui le ninfe locali, per compiacerla, fecero zampillare una sorgente nei pressi della quale più tardi sarebbe stata fondata la città omonima. Ad Artemide fu dato l’isolotto di Ortigia, dove le ninfe locali fecero sgorgare la fonte/ninfa Aretusa; infine, a Kore vennero concessi i prati intorno a Enna - dove Ade l’avrebbe rapita - e la sorgente/ninfa Ciane, dove la tradizione collocava l’inabissarsi del carro infero.
Confuso tra le diverse stratificazioni mitologiche qui presenti, in questa narrazione emerge con evidenza un nucleo simbolico: una figura sacra femminile circondata da un chorós di Ninfe; queste vengono presentate come le divinità originarie dell’isola, disposte ad accogliere generosamente il culto delle grandi dee olimpiche. Benevole figure tutelari dei luoghi di origine pre-greca, le ninfe - legate alle acque - dovevano essere così radicate nel paesaggio del sacro in Sicilia che i colonizzatori greci, sbarcati sull’isola, non poterono ignorarle: piuttosto se ne appropriarono, tributando loro un culto cui poco alla volta furono associate le divinità maggiori ‘importate’.
Prima dell’arrivo del culto di Demetra e delle altre divinità olimpiche, nella Sicilia arcaica troviamo dunque fortemente presente un culto tributato a figure femminili, talvolta ‘madri’ ma più spesso ‘vergini’, che arrivano a noi con nomi greci ma che ogni tanto conservano i più antichi nomi locali: le METERES, HYBLA, NESTIS, l’AFRODITE ericina, ARETHOUSA, KYANE «famosissima tra le Ninfe di Sicilia», KAMARINA, la Ninfa POLYSTEPHANOS da Fontana Calda o ancora ANNA, il cui culto è legato a figure plurali femminili chiamate Theai Paides, e ancora altre entità plurali come le Ninfe Himeree, le Ninfe Eliadi, le Ninfe Segestane, le Kasmenai.
Le caratteristiche proprie delle figure ninfali, tra cui la ‘parthenia’, sono state ereditate dalle moderne Sante della tradizione cattolica e dalla figura della Vergine per eccellenza: Maria. Accanto alle innumerevoli forme devozionali mariane (nelle tre varianti di Vergine, Madre - di Gesù - e Addolorata) in Sicilia abbiamo oggi tre grandi Sante vergini e martiri: Rosalia, Lucia e Agata.
La sovrapposizione con la triade di epoca siceliota non è né immediata né automatica, a causa di sincretismi e mescolamenti cultuali: Rosalia si è verosimilmente sovrapposta al culto fenicio di Tanit/Afrodite, Lucia a quello di Artemide e di Kore, mentre Agata ha sincretizzato le figure di Demetra e Iside. Tuttavia, sia le dee olimpiche che le sante cristiane formano una Triade: evento particolarmente significativo dal punto di vista della storia e dell’antropologia del sacro siciliano, che raccoglie vari elementi dei riti precristiani.
Non tutti però: alcuni aspetti del femminino sacro sono stati espulsi dal culto cattolico e si ritrovano legati a figure ‘pagane’ come le Donni di fora, considerate stregonesche dalla ‘santa’ Inquisizione. Nonostante nascano da una radice comune e condividano diverse pratiche, oggi le congregazioni ‘addomesticate’ delle devote alle varie Sante e Madonne si contrappongono alle congregazioni pagane delle Donni di fora e alle pratiche della medicina tradizionale, della musica e della danza in cui voce, movimento coreutico e suono percussivo sopravvivono come strumenti rituali precristiani e pregreci.
Questo primo incontro è dedicato ad Agata, in cui sono sincretizzate le figure di Demetra e Iside, Signora del fuoco sotterraneo e dell'acqua del mare, Parthenos protettrice degli inizi, dei nuovi nati e del risveglio annuale della primavera.
Conduce Barbara Crescimanno: Ricercatrice indipendente.
Fondatrice e coordinatrice, dal 2006, del gruppo di ricerca antropologica ed etnocoreutica TrizziRiDonna, all’interno del quale opera come docente, cantante, percussionista, danzatrice; con TrizziRiDonna ha condotto una ricerca sul repertorio femminile dei canti tradizionali in Sicilia. Attualmente si occupa del progetto di ricerca Ninfe di Sicilia e del percorso di formazione CHORÓS. Danze, Voci e Ritmi del Sud Italia. È coordinatrice del progetto di ricerca per la creazione del website Atlante del tamburo a cornice in area euromediterranea. È referente redazionale per la Sicilia del sito di ricerca Preistoria in Italia. Per consultare il lungo e ricco CV di Barbara: https://www.tavolatonda.org/index.php?option=com_sppagebuilder&view=page&id=11&lang=it
CHORÓS è un percorso di formazione tra antropologia del sacro, musica, danza, teatro e pedagogia, che intreccia insieme la VOCE, le DANZE e i ritmi sul TAMBURO con le pratiche teatrali del coro della tragedia greca, le cui origini trovano radici proprio in Magna Graecia e in Sicilia. La tarantella, o ‘danza della piccola taranta’, è una danza ‘in rota’ erede dei cerchi di Ninfe, Muse e Baccanti. In una linea ininterrotta documentata dall’ VIII sec. a.e.v. le stesse donne che suonavano i tamburi erano pragmatiche erboriste e curatrici, ostetriche e donne di medicina con una forte spiritualità – prima pagana e poi cristiana – che intrecciava l'efficacia delle erbe a quella psicologico-emotiva delle orazioni e dei canti e a quella fisico-percettiva della musica e della danza: fino al secolo scorso, il tamburo a cornice era uno strumento rituale prettamente femminile. Ninfe e Satiri, divinità, sacerdoti e sciamane, attori e teatranti, narratrici di fiabe e di miti: chiunque oggi voglia studiare arti performative, teatro fisico, canto, percussioni, danza, arteterapia, è a queste radici che deve guardare; un mondo in cui, ciò che oggi è separato in discipline differenti, nasceva intrecciato insieme.
Ogni incontro è strutturato come un percorso a sé ed è focalizzato su tematiche e pratiche differenti; tuttavia, la sequenza totale degli incontri disegna un percorso a tappe che va dal livello più semplice al più complesso, permettendo a chi sarà presente dall’inizio alla fine di comprendere le tecniche ad un livello di complessità via via crescente, e di padroneggiarle sempre più profondamente.
Attraverso il movimento ritmico si affronteranno:
le dinamiche di delimitazione e creazione dello spazio (spazio interno / spazio esterno, confini e attraversamenti); l'esplorazione delle dinamiche relazionali in cerchio; figure a catena, in linea, in cerchi concentrici, a stella e lo studio dei meccanismi di ‘significazione’ dello spazio; geometrie personali e di movimento; gestione di volumi e relazioni attraverso i corpi danzanti. Il suono di voce e percussione permetterà l'esplorazione percussiva in omoritmia; esplorazione vocale su unisono, creazione di accordi; introduzione alla poliritmia; si studierà la coordinazione tra movimento e voce; la trasformazione tra omofonia/unisono e poliritmia vocale e percussiva.
Per richiedere le info organizzative complete scrivere a: virgomaterdea@gmail.com oppure contattare il 320 1171772
Venerdì 1 maggio h.17,00 - 19,30
Percorso Sante, Madonne e Femmine Sacre -
Santa Rosalia, la discesa e la fioritura
Sabato 30 e Domenica 31 Maggio - Terni
Secondo Diodoro Siculo, le dee Artemide e Atena, avendo scelto la Parthenia (la libertà dai vincoli del matrimonio) come Kore, andarono a vivere con lei in Sicilia, ‘raccogliendo fiori e tessendo un peplo per il padre Zeus’ (ovvero praticando le arti sacre dell’alchimia erboristica e della tessitura); vivendo in stretta intimità e grande accordo, le tre divinità finirono per legarsi all’isola, tanto che gli dèi decisero di donare a ognuna di esse una parte della Sicilia. Ad Atena fu concessa la zona di Himera; qui le ninfe locali, per compiacerla, fecero zampillare una sorgente nei pressi della quale più tardi sarebbe stata fondata la città omonima. Ad Artemide fu dato l’isolotto di Ortigia, dove le ninfe locali fecero sgorgare la fonte/ninfa Aretusa; infine, a Kore vennero concessi i prati intorno a Enna - dove Ade l’avrebbe rapita - e la sorgente/ninfa Ciane, dove la tradizione collocava l’inabissarsi del carro infero.
Confuso tra le diverse stratificazioni mitologiche qui presenti, in questa narrazione emerge con evidenza un nucleo simbolico: una figura sacra femminile circondata da un chorós di Ninfe; queste vengono presentate come le divinità originarie dell’isola, disposte ad accogliere generosamente il culto delle grandi dee olimpiche. Benevole figure tutelari dei luoghi di origine pre-greca, le ninfe - legate alle acque - dovevano essere così radicate nel paesaggio del sacro in Sicilia che i colonizzatori greci, sbarcati sull’isola, non poterono ignorarle: piuttosto se ne appropriarono, tributando loro un culto cui poco alla volta furono associate le divinità maggiori ‘importate’.
Prima dell’arrivo del culto di Demetra e delle altre divinità olimpiche, nella Sicilia arcaica troviamo dunque fortemente presente un culto tributato a figure femminili, talvolta ‘madri’ ma più spesso ‘vergini’, che arrivano a noi con nomi greci ma che ogni tanto conservano i più antichi nomi locali: le METERES, HYBLA, NESTIS, l’AFRODITE ericina, ARETHOUSA, KYANE «famosissima tra le Ninfe di Sicilia», KAMARINA, la Ninfa POLYSTEPHANOS da Fontana Calda o ancora ANNA, il cui culto è legato a figure plurali femminili chiamate Theai Paides, e ancora altre entità plurali come le Ninfe Himeree, le Ninfe Eliadi, le Ninfe Segestane, le Kasmenai.
Le caratteristiche proprie delle figure ninfali, tra cui la ‘parthenia’, sono state ereditate dalle moderne Sante della tradizione cattolica e dalla figura della Vergine per eccellenza: Maria. Accanto alle innumerevoli forme devozionali mariane (nelle tre varianti di Vergine, Madre - di Gesù - e Addolorata) in Sicilia abbiamo oggi tre grandi Sante vergini e martiri: Rosalia, Lucia e Agata.
La sovrapposizione con la triade di epoca siceliota non è né immediata né automatica, a causa di sincretismi e mescolamenti cultuali: Rosalia si è verosimilmente sovrapposta al culto fenicio di Tanit/Afrodite, Lucia a quello di Artemide e di Kore, mentre Agata ha sincretizzato le figure di Demetra e Iside. Tuttavia, sia le dee olimpiche che le sante cristiane formano una Triade: evento particolarmente significativo dal punto di vista della storia e dell’antropologia del sacro siciliano, che raccoglie vari elementi dei riti precristiani.
Non tutti però: alcuni aspetti del femminino sacro sono stati espulsi dal culto cattolico e si ritrovano legati a figure ‘pagane’ come le Donni di fora, considerate stregonesche dalla ‘santa’ Inquisizione. Nonostante nascano da una radice comune e condividano diverse pratiche, oggi le congregazioni ‘addomesticate’ delle devote alle varie Sante e Madonne si contrappongono alle congregazioni pagane delle Donni di fora e alle pratiche della medicina tradizionale, della musica e della danza in cui voce, movimento coreutico e suono percussivo sopravvivono come strumenti rituali precristiani e pregreci.
Conduce Barbara Crescimanno: Ricercatrice indipendente.
Fondatrice e coordinatrice, dal 2006, del gruppo di ricerca antropologica ed etnocoreutica TrizziRiDonna, all’interno del quale opera come docente, cantante, percussionista, danzatrice; con TrizziRiDonna ha condotto una ricerca sul repertorio femminile dei canti tradizionali in Sicilia. Attualmente si occupa del progetto di ricerca Ninfe di Sicilia e del percorso di formazione CHORÓS. Danze, Voci e Ritmi del Sud Italia. È coordinatrice del progetto di ricerca per la creazione del website Atlante del tamburo a cornice in area euromediterranea. È referente redazionale per la Sicilia del sito di ricerca Preistoria in Italia. Per consultare il lungo e ricco CV di Barbara: https://www.tavolatonda.org/index.php?option=com_sppagebuilder&view=page&id=11&lang=it
CHORÓS è un percorso di formazione tra antropologia del sacro, musica, danza, teatro e pedagogia, che intreccia insieme la VOCE, le DANZE e i ritmi sul TAMBURO con le pratiche teatrali del coro della tragedia greca, le cui origini trovano radici proprio in Magna Graecia e in Sicilia. La tarantella, o ‘danza della piccola taranta’, è una danza ‘in rota’ erede dei cerchi di Ninfe, Muse e Baccanti. In una linea ininterrotta documentata dall’ VIII sec. a.e.v. le stesse donne che suonavano i tamburi erano pragmatiche erboriste e curatrici, ostetriche e donne di medicina con una forte spiritualità – prima pagana e poi cristiana – che intrecciava l'efficacia delle erbe a quella psicologico-emotiva delle orazioni e dei canti e a quella fisico-percettiva della musica e della danza: fino al secolo scorso, il tamburo a cornice era uno strumento rituale prettamente femminile. Ninfe e Satiri, divinità, sacerdoti e sciamane, attori e teatranti, narratrici di fiabe e di miti: chiunque oggi voglia studiare arti performative, teatro fisico, canto, percussioni, danza, arteterapia, è a queste radici che deve guardare; un mondo in cui, ciò che oggi è separato in discipline differenti, nasceva intrecciato insieme.
Ogni incontro è strutturato come un percorso a sé ed è focalizzato su tematiche e pratiche differenti; tuttavia, la sequenza totale degli incontri disegna un percorso a tappe che va dal livello più semplice al più complesso, permettendo a chi sarà presente dall’inizio alla fine di comprendere le tecniche ad un livello di complessità via via crescente, e di padroneggiarle sempre più profondamente.
Attraverso il movimento ritmico si affronteranno:
le dinamiche di delimitazione e creazione dello spazio (spazio interno / spazio esterno, confini e attraversamenti); l'esplorazione delle dinamiche relazionali in cerchio; figure a catena, in linea, in cerchi concentrici, a stella e lo studio dei meccanismi di ‘significazione’ dello spazio; geometrie personali e di movimento; gestione di volumi e relazioni attraverso i corpi danzanti. Il suono di voce e percussione permetterà l'esplorazione percussiva in omoritmia; esplorazione vocale su unisono, creazione di accordi; introduzione alla poliritmia; si studierà la coordinazione tra movimento e voce; la trasformazione tra omofonia/unisono e poliritmia vocale e percussiva.
Per richiedere le info organizzative complete scrivere a: virgomaterdea@gmail.com oppure contattare il 320 1171772
Percorso Sante, Madonne e Femmine Sacre - (Ri)membrando le Anguane, le presenze femminili delle acque
Anguana - Immagine creata e dipinta da Milena Bedin e presente in Lunario della Dea
Sabato 20 e Domenica 21 giugno 2026 - Piediluco (Terni)
Il seminario sulle Anguane, Dee acquane e Dee serpenti, ci permetterà di integrare e riconnetterci con queste figure femminili mitiche della Lessinia orientale, e presenti dal Veneto al Friuli, ai paesi del Nord, all’Irlanda e alla Grecia, attraverso la danza, la ritualistica delle acque e la celebrazione del solstizio d’estate.
Secondo il folklore locale e le tradizioni popolari -la nostra preistoria contemporanea- le Anguane sono donne che vivono vicino alle fonti d’acqua, un po’ serpenti e un po’ ninfe. Guardiane dei fiumi e dei ruscelli, che dimorano solitarie nelle grotte o in prossimità dei corsi d’acqua, proteggendo i boschi che le circondano e aiutando le donne delle contrade di montagna.
Sono le mitiche Dee Acquane, molto venerate fin dalla preistoria, protettrici della vita e dei luoghi. Sono un vero collegamento che rimanda al nostro legame privilegiato con le acque in quanto donne e con tutto ciò che in natura nasce, vive e rinasce da se stesso. Il collegamento con le serpi, le salamandre, i rospi, gli animali mutaforma di acqua e di terra, e’strettamente connesso alla natura molteplice e ciclica delle donne.
Le Anguane ci mostrano la danza della vita, morte e rinascita, nella loro immanenza, manifestata in forma fisica di corso d’acqua, grotta, animale, albero o fiore.
Il seminario sarà esperienziale, vicino ad un lago, in cui potremo ri-membrare l’Angu-Ana, la Signora delle acque e degli animali, immergendoci nelle acque profonde dell’archetipo della Sirena, della Donna Acqua, con un laboratorio dedicato al fluire delle emozioni e all’ascolto dei nostri desideri più autentici, connettendoci alle nostre origini, alla nostra vera natura selvatica. Esploreremo insieme il tema dell’autenticità e della relazione sana con noi stesse e con le altre donne e coglieremo perle di saggezza dalle nostre ferite, trasformandole in risorse preziose seguendo gli insegnamenti arcaici e arcani delle Anguane.
Impareremo a immergerci nelle nostre emozioni e nei nostri desideri profondi senza paura, per riemergere con maggiori consapevolezze, rimembrando il corpo della Dea.
Conduce Milena Bedin: Artista, storica dell’arte, counselor e naturopata per le varie fasi della donna, studiosa di saggezza femminista, insegnante di danza consapevole e Sacerdotessa della Dea. Il suo lavoro è eclettico e complesso: un mix di conoscenze e pratiche profonde, che parte dall’ecofemminismo come via verso una civiltà di pace e si sviluppa su questa base attraverso l’arte, la danza, la gestalt, lo sciamanesimo e la medicina naturale.
Il suo insegnamento è radicato nel corpo ed è esperienziale. La discendenza femminile da cui attinge è la cultura matrifocale delle origini e la tradizione avaloniana.
Per consultare il lungo e ricco CV di Milena: www.radicatenelcorpo.it; www.milenabedin.it; www.coredance.it
Sabato 15 agosto h.18,00 - 20,30
Domenica 20 settembre h. 16,00 - 18,30
Percorso Sante, Madonne e Femmine Sacre -
Santa Lucia e la preparazione al Solstizio d'inverno
Sabato 24 e Domenica 25 Ottobre- Terni
Secondo Diodoro Siculo, le dee Artemide e Atena, avendo scelto la Parthenia (la libertà dai vincoli del matrimonio) come Kore, andarono a vivere con lei in Sicilia, ‘raccogliendo fiori e tessendo un peplo per il padre Zeus’ (ovvero praticando le arti sacre dell’alchimia erboristica e della tessitura); vivendo in stretta intimità e grande accordo, le tre divinità finirono per legarsi all’isola, tanto che gli dèi decisero di donare a ognuna di esse una parte della Sicilia. Ad Atena fu concessa la zona di Himera; qui le ninfe locali, per compiacerla, fecero zampillare una sorgente nei pressi della quale più tardi sarebbe stata fondata la città omonima. Ad Artemide fu dato l’isolotto di Ortigia, dove le ninfe locali fecero sgorgare la fonte/ninfa Aretusa; infine, a Kore vennero concessi i prati intorno a Enna - dove Ade l’avrebbe rapita - e la sorgente/ninfa Ciane, dove la tradizione collocava l’inabissarsi del carro infero.
Confuso tra le diverse stratificazioni mitologiche qui presenti, in questa narrazione emerge con evidenza un nucleo simbolico: una figura sacra femminile circondata da un chorós di Ninfe; queste vengono presentate come le divinità originarie dell’isola, disposte ad accogliere generosamente il culto delle grandi dee olimpiche. Benevole figure tutelari dei luoghi di origine pre-greca, le ninfe - legate alle acque - dovevano essere così radicate nel paesaggio del sacro in Sicilia che i colonizzatori greci, sbarcati sull’isola, non poterono ignorarle: piuttosto se ne appropriarono, tributando loro un culto cui poco alla volta furono associate le divinità maggiori ‘importate’.
Prima dell’arrivo del culto di Demetra e delle altre divinità olimpiche, nella Sicilia arcaica troviamo dunque fortemente presente un culto tributato a figure femminili, talvolta ‘madri’ ma più spesso ‘vergini’, che arrivano a noi con nomi greci ma che ogni tanto conservano i più antichi nomi locali: le METERES, HYBLA, NESTIS, l’AFRODITE ericina, ARETHOUSA, KYANE «famosissima tra le Ninfe di Sicilia», KAMARINA, la Ninfa POLYSTEPHANOS da Fontana Calda o ancora ANNA, il cui culto è legato a figure plurali femminili chiamate Theai Paides, e ancora altre entità plurali come le Ninfe Himeree, le Ninfe Eliadi, le Ninfe Segestane, le Kasmenai.
Le caratteristiche proprie delle figure ninfali, tra cui la ‘parthenia’, sono state ereditate dalle moderne Sante della tradizione cattolica e dalla figura della Vergine per eccellenza: Maria. Accanto alle innumerevoli forme devozionali mariane (nelle tre varianti di Vergine, Madre - di Gesù - e Addolorata) in Sicilia abbiamo oggi tre grandi Sante vergini e martiri: Rosalia, Lucia e Agata.
La sovrapposizione con la triade di epoca siceliota non è né immediata né automatica, a causa di sincretismi e mescolamenti cultuali: Rosalia si è verosimilmente sovrapposta al culto fenicio di Tanit/Afrodite, Lucia a quello di Artemide e di Kore, mentre Agata ha sincretizzato le figure di Demetra e Iside. Tuttavia, sia le dee olimpiche che le sante cristiane formano una Triade: evento particolarmente significativo dal punto di vista della storia e dell’antropologia del sacro siciliano, che raccoglie vari elementi dei riti precristiani.
Non tutti però: alcuni aspetti del femminino sacro sono stati espulsi dal culto cattolico e si ritrovano legati a figure ‘pagane’ come le Donni di fora, considerate stregonesche dalla ‘santa’ Inquisizione. Nonostante nascano da una radice comune e condividano diverse pratiche, oggi le congregazioni ‘addomesticate’ delle devote alle varie Sante e Madonne si contrappongono alle congregazioni pagane delle Donni di fora e alle pratiche della medicina tradizionale, della musica e della danza in cui voce, movimento coreutico e suono percussivo sopravvivono come strumenti rituali precristiani e pregreci.
Conduce Barbara Crescimanno: Ricercatrice indipendente.
Fondatrice e coordinatrice, dal 2006, del gruppo di ricerca antropologica ed etnocoreutica TrizziRiDonna, all’interno del quale opera come docente, cantante, percussionista, danzatrice; con TrizziRiDonna ha condotto una ricerca sul repertorio femminile dei canti tradizionali in Sicilia. Attualmente si occupa del progetto di ricerca Ninfe di Sicilia e del percorso di formazione CHORÓS. Danze, Voci e Ritmi del Sud Italia. È coordinatrice del progetto di ricerca per la creazione del website Atlante del tamburo a cornice in area euromediterranea. È referente redazionale per la Sicilia del sito di ricerca Preistoria in Italia. Per consultare il lungo e ricco CV di Barbara: https://www.tavolatonda.org/index.php?option=com_sppagebuilder&view=page&id=11&lang=it
CHORÓS è un percorso di formazione tra antropologia del sacro, musica, danza, teatro e pedagogia, che intreccia insieme la VOCE, le DANZE e i ritmi sul TAMBURO con le pratiche teatrali del coro della tragedia greca, le cui origini trovano radici proprio in Magna Graecia e in Sicilia. La tarantella, o ‘danza della piccola taranta’, è una danza ‘in rota’ erede dei cerchi di Ninfe, Muse e Baccanti. In una linea ininterrotta documentata dall’ VIII sec. a.e.v. le stesse donne che suonavano i tamburi erano pragmatiche erboriste e curatrici, ostetriche e donne di medicina con una forte spiritualità – prima pagana e poi cristiana – che intrecciava l'efficacia delle erbe a quella psicologico-emotiva delle orazioni e dei canti e a quella fisico-percettiva della musica e della danza: fino al secolo scorso, il tamburo a cornice era uno strumento rituale prettamente femminile. Ninfe e Satiri, divinità, sacerdoti e sciamane, attori e teatranti, narratrici di fiabe e di miti: chiunque oggi voglia studiare arti performative, teatro fisico, canto, percussioni, danza, arteterapia, è a queste radici che deve guardare; un mondo in cui, ciò che oggi è separato in discipline differenti, nasceva intrecciato insieme.
Ogni incontro è strutturato come un percorso a sé ed è focalizzato su tematiche e pratiche differenti; tuttavia, la sequenza totale degli incontri disegna un percorso a tappe che va dal livello più semplice al più complesso, permettendo a chi sarà presente dall’inizio alla fine di comprendere le tecniche ad un livello di complessità via via crescente, e di padroneggiarle sempre più profondamente.
Attraverso il movimento ritmico si affronteranno:
le dinamiche di delimitazione e creazione dello spazio (spazio interno / spazio esterno, confini e attraversamenti); l'esplorazione delle dinamiche relazionali in cerchio; figure a catena, in linea, in cerchi concentrici, a stella e lo studio dei meccanismi di ‘significazione’ dello spazio; geometrie personali e di movimento; gestione di volumi e relazioni attraverso i corpi danzanti. Il suono di voce e percussione permetterà l'esplorazione percussiva in omoritmia; esplorazione vocale su unisono, creazione di accordi; introduzione alla poliritmia; si studierà la coordinazione tra movimento e voce; la trasformazione tra omofonia/unisono e poliritmia vocale e percussiva.
Per richiedere le info organizzative complete scrivere a: virgomaterdea@gmail.com oppure contattare il 320 1171772
Domenica 20 dicembre h17,00
Sabato 19 e Domenica 20 Giugno 2027 Piediluco- Terni
Un seminario teorico-pratico tra antropologia, musica, canto, percussioni e danze per recuperare e ricostruire la ritualità tradizionale del Femminile Sacro. Attraverso l’utilizzo della voce, del suono, dei tamburi a cornice e degli strumenti musicali e del corpo, delle danze sacre, dell’ascolto di canti e musiche di diverse tradizioni culturali ed epoche (dalla musica classica occidentale a quella popolare e di altre zone geografiche dell’area mediterranea) e intrecciando esperienze sonoro-musicali e corporee e il lavoro in cerchio, cercheremo di ritrovare e seguire il Filo rosso e far (ri)vivere e vivificare le pratiche corporee e performative dei gruppi femminili rituali dell’antichità.
In particolare, il seminario si svolge nel periodo vicino al Solstizio d’Estate, periodo dell’anno dedicato alla purificazione attraverso l’acqua e alla riconnessione col mondo emozionale e della divinazione; partendo dalla riscoperta delle figure delle Ninfe, delle Sibille e delle Dame del lago, figure di confine e Custodi della Soglia, delle Dee Mefite, Angizia, Bona Dea, Valentia e le altre, e delle tradizioni coreutiche e musicali del Centro Italia e del Mediterraneo.
Si specifica che non si tratta di un “corso” di canto, di musica o di percussioni o uno stage di danze popolari, ma di un percorso esperienziale complesso e articolato, eclettico, che lega insieme tutte queste Arti, anche nella loro dimensione simbolica, con una finalità di crescita personale e di ricerca interiore e spirituale. Considerando la complessità e la profondità del lavoro su di sé, si invitano le donne interessate a iscriversi per tempo.
Portare il proprio tamburo a cornice (es. tamburello, tammorra, etc.), può essere sia muto che con piattini, le castagnette e altri eventuali strumenti sonori (a titolo esemplificativo: tamburelli, cimbali, maracas, uova sonore, triangolo, ciotole armoniche, etc.).
In ogni caso saranno disponibili diversi strumenti in condivisione.
Conduce Eleonora Ambrusiano: Siciliana di nascita, con una formazione in scienze sociali e dell’educazione, ha lavorato nella formazione degli adulti e come insegnante nella scuola pubblica. Vive la via del Femminile Sacro prima attraverso molti anni di studi solitari e poi, dal 2018, percorrendo, con la guida di Sarah Perini, le Spirali della Ruota al Tempio della Dea di Torino, in cui si è dedicata come Sacerdotessa a Mabon 2023, e con cui continua a mantenere un legame profondo di gratitudine e stima.
Musicoterapeuta, antropologa, praticante di varie tecniche energetiche-vibrazionali e suonatrice di tamburi della tradizione Mediterranea e del Sud Italia, ha riscoperto negli ultimi anni il valore curativo del suono, della musica e del canto; si definisce una “cercatrice” curiosa e appassionata, con un profilo poliedrico, eclettico e multi potenziale il cui Filo Rosso è la ricerca sul Sacro Femminile, sulle antiche religioni, sui legami di esse con la musica e l'espressione vocale e sul loro valore iniziatico e rituale, attraverso gli strumenti dell’antropologia e dell’espressione corporea e sonoro-musicale. Abita a Terni, in Umbria, dal 2017, dove facilita cerchi di donne in cui condividere esperienze e conoscenze, e sta lavorando alla riscoperta dei nomi sacri e delle tradizioni della Dea in Sicilia e in Centro Italia.
Per richiedere il programma completo scrivere a: virgomaterdea@gmail.com